Quando la verità soffoca, la democrazia perde il respiro .

Quando la verità soffoca, la democrazia perde il respiro .
Il caso di Abderrahim Fqir e la responsabilità morale dello Stato di diritto
Ci sono immagini che attraversano lo schermo di un telefono e scompaiono nel giro di poche ore. Altre, invece, rimangono impresse nella coscienza collettiva perché pongono una domanda che nessuna società democratica può permettersi di ignorare: può un uomo perdere la vita mentre si trova completamente nelle mani dello Stato?
La morte di Abderrahim Fqir, cittadino italiano di origine marocchina, avvenuta durante un intervento delle forze dell’ordine a Bologna, rappresenta oggi una di quelle domande. Le cause e le responsabilità sono affidate all’accertamento della magistratura, alla quale spetta il compito di ricostruire ogni istante di quanto accaduto. Ed è proprio perché crediamo nello Stato di diritto che non chiediamo sentenze anticipate, ma pretendiamo una sola cosa: la verità, tutta la verità.
La forza pubblica costituisce uno dei pilastri fondamentali della Repubblica. Nessuna democrazia può esistere senza donne e uomini incaricati di garantire la sicurezza dei cittadini. Ma proprio perché lo Stato affida loro un potere straordinario, esso ha il dovere di pretendere un livello di responsabilità ancora più elevato.
La divisa non rappresenta un privilegio.
Rappresenta un servizio.
Non conferisce impunità.
Conferisce responsabilità.
Quando un cittadino viene immobilizzato, perde ogni possibilità di difendersi. Da quell’istante la sua vita diventa una responsabilità dello Stato. Se le indagini dovessero accertare errori, negligenze o un uso sproporzionato della forza, non ci troveremmo soltanto davanti alla responsabilità di singoli individui. Sarebbe l’intero sistema di controllo a essere chiamato a interrogarsi su sé stesso.
È questo il significato più profondo dello Stato di diritto: non l’assenza di errori, ma la capacità di riconoscerli, accertarli e sanzionarli senza eccezioni.
Negli ultimi anni il rapporto tra una parte delle comunità immigrate e le istituzioni è stato segnato da episodi che hanno alimentato sfiducia e interrogativi. Ogni vicenda è diversa e deve essere giudicata esclusivamente sulla base delle prove. Tuttavia, quando si susseguono casi che richiedono l’intervento della magistratura per verificare il comportamento di pubblici ufficiali, il problema non riguarda più soltanto il singolo episodio. Riguarda la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
La fiducia è il patrimonio più prezioso di una democrazia.
E la fiducia non nasce dal silenzio.
Nasce dalla trasparenza.
Per questo motivo l’inchiesta sulla morte di Abderrahim Fqir dovrà essere condotta con il massimo rigore, acquisendo ogni registrazione disponibile, ascoltando tutti i testimoni, ricostruendo con precisione la dinamica dei fatti e comunicando con chiarezza all’opinione pubblica gli sviluppi dell’indagine nel rispetto della legge.
La trasparenza non indebolisce le istituzioni.
Le rende autorevoli.
La verità non delegittima lo Stato.
Lo rafforza.
Accanto alla dimensione giudiziaria, esiste però una riflessione che riguarda l’intera società italiana.
Il dibattito sull’immigrazione è uno degli argomenti più delicati della vita pubblica. È legittimo discutere di sicurezza, integrazione e politiche migratorie. È il cuore della democrazia.
Ma quando il confronto politico lascia spazio a una narrazione che descrive lo straniero esclusivamente come una minaccia, un problema o un nemico, il rischio è quello di creare un clima di disumanizzazione.
Le parole non sono mai innocenti.
Esse costruiscono l’immaginario collettivo.
Influenzano il modo in cui una società guarda l’altro.
Per questo motivo ogni forza politica, ogni mezzo di informazione e ogni leader dell’opinione pubblica porta una responsabilità morale: quella di non trasformare la paura in identità politica e di non alimentare stereotipi che dividono la società.
Questo non significa attribuire automaticamente a un clima politico la responsabilità di un singolo fatto. Significa riconoscere che una democrazia si difende anche attraverso un linguaggio capace di preservare la dignità di ogni persona.
La morte di Abderrahim Fqir interpella anche il Marocco.
Le istituzioni marocchine hanno il dovere morale e diplomatico di seguire con attenzione questa vicenda, di garantire assistenza alla famiglia e di chiedere che l’accertamento della verità avvenga con assoluta trasparenza. I cittadini marocchini residenti all’estero non possono essere ricordati soltanto per il loro contributo economico o per le rimesse che inviano al proprio Paese. Essi sono, prima di tutto, persone titolari di diritti.
Anche la società civile, le associazioni e la comunità marocchina in Italia sono chiamate a svolgere il proprio ruolo con responsabilità, sostenendo la ricerca della verità attraverso gli strumenti della democrazia, del diritto e della partecipazione civile.
L’Italia possiede una magistratura indipendente, una Costituzione tra le più avanzate d’Europa e una lunga tradizione democratica. Oggi queste istituzioni hanno l’opportunità di dimostrare che nessuno è al di sopra della legge.
Se le indagini escluderanno responsabilità, tale conclusione dovrà essere motivata con prove solide e trasparenti.
Se invece emergeranno responsabilità individuali, esse dovranno essere perseguite con il massimo rigore, indipendentemente dal grado, dalla funzione o dall’uniforme di chi le avrà commesse.
Perché uno Stato non perde autorevolezza quando indaga sui propri funzionari.
La perde quando dà l’impressione di proteggerli a prescindere.
La forza di una democrazia non consiste nell’assenza di tragedie.
Consiste nella capacità di trasformare ogni tragedia in un’occasione per rafforzare la giustizia.
Il sangue di un cittadino di origine marocchina non vale meno di quello di qualsiasi altro cittadino.
La dignità umana non ha nazionalità.
La legge non conosce il colore della pelle.
Conosce soltanto persone, diritti e responsabilità.
È per questo che chiedere verità non significa essere contro l’Italia.
Significa credere nell’Italia migliore.
Quella della Costituzione.
Quella della giustizia indipendente.
Quella delle istituzioni che non temono la verità perché sanno che soltanto la verità rende lo Stato più forte della paura e la democrazia più forte del silenzio.
Articolo di:
AZIZ CHENNOUFI
Giornalista e Analista Politico
Marocco/ Italia



